Battisti da riscoprire
Oggi sono una fucina di idee, forse perché non ho voglia di andare a lavare l’insalata che mi aspetta di la.
Negli ultimi giorni mi è capitato di riascoltare gli ultimi album, quelli bui, quelli lontani da Mogol, della carriera di Lucio Battisti uno dei più grandi musicisti italiani.
Album che, per moltissimi motivi (dalla mancanza di pubblicizzazione, alla ricercatezza musicale, alla necessità /voglia di nascondersi di Lucio, per essere decisamente avanti nei tempi) non hanno avuto il successo che meritavano.
Perché non riscoprirli? Perché qualche band che sta crescendo in crisi di talento, non realizza delle cover, non fa scoprire pezzi come Cosa farà di nuovo o Tubinga, al grande pubblico?
Forse nel 1994 non eravamo pronti al nuovo Battisti, ma oggi potremmo aprezzare un’esecuzione buona di musiche e testi ricercati e diversi.
Forse la vera eredità di Battisti non è quella della Canzone del Sole ma quella di Cosa succederà alla ragazza.
Ora vado dall’insalata che mi aspetta.
Porno sulla tv ecco come
Non pensavo fosse possibile sdoganare donne completamente nude, che si toccassero lì (avete capito bene) sugli otto canali sacri della televisione italiana (raiuno, raidue, raitre, rete4, canale5, italia1, la7, MTV) che raccolgono il 95% della pubblicità delle televisioni free in italia.
E mi sbagliavo, si può fare.
Vasco, con gli ultimi suoi video: Senorita, E… e l’ultimo di cui non ricordo il titolo che è passato ieri sera (29/12/2006) alle 23.00 su MTV durante E’ SOLO UN ROCK’N'ROLL SHOW superano ogni sogno dei ragazzi delle scuole superiori, riassumono in un’ipotetica hitparade della volgarità :
1) una ragazza che si masturba sul suo letto, ripresa dal fondo.
2) Vasco che dice “dammi la mano e mettila qua che qualche cosa succederà ” indicando il suo pacco
3) ragazze completamente nude che, essendosi rasate lì vengono mostrate in tutta la loro bellezza integrale, in una castità degli ipocriti (come l’assioma: nessun pelo niente da nascondere).
Lungi da me, uno dei più porci uomini in circolazione, fare indici o reprimende, però è interessante notare come, se sono certe le persone a fare queste “scelte stilistiche”, tutti le accettano. Se le avesse fatta qualcun’altro si sarebbe alzata la censura cattolica repressiva, con tanto di intervista su raiuno al sociologo del caso per capire quale è il motivo ed uno speciale di lucignolo.
Rimane da chiarire, infine, perché vengono usati questi argomenti per attirare l’attenzione, forse che le canzoni non hanno più la forza di qualche decennio fa?
Ultima nota di colore: MTV considera il mio sistema operativo non supportato.
Che onore!
Poi mi dicono anche di comprare sul loro store la musica… prima si sbattano per supportare il mio sistema operativo, poi vedremo.
O, forse, vogliono che sia io a cambiare sistema operativo per poter comprare nel loro negozio???
Andiamo bene! Sarà meglio che mi compro windows vista!
Buffone
Charazay DOS

Amo perdere (partite ma non tempo) a Charazay, un browser game che permette di fare una specie di Hattrick del Basket.
La mia squadretta Entropoli, l’ultima volta che l’ho modificata è stato 2 mesi fa, ora, perde campionati uno in fila all’altro, perché richiederebbe la mia attenzione ma io non ho voglia/tempo di dargliela.
L’unica pausa che mi avrebbe dato la possibilità di dare un occhio alla squadra in previsione dei prossimi mesi di lontananza, era questa natalizia ma, dopo un periodo di “server
Migrating” durato praticamente tutta la pausa festiva, oggi siamo addirittura al Classico errore 404…
Insomma, mi sa che saluterò definitivamente questa mia piccola divagazione sportiva (???) vista l’impossibilità di trovare tempo per giocarci e lo scarso interesse.
A gennaio mi aspetta il corso di latino americano! WOW
Da L’Espresso- Intervista a Steve Jobs
So che copiare articoli pubblicati da altri siti non è legale, ma l’intervista è una traduzione di una testata americana e, l’espresso, da cui l’intervista ho copiato, sicuramente fra due settimane la toglierà dal sito, quindi ho pensato di salvarla, sul mio diario online.
Non sono un fanatico e non condivido per in tutto e per tutto la visione della vita di Steve Jobs, ma ho trovato interessante e simpatica la sua prospettiva ed ho pensato di proporla ai miei 2 lettori.
So che la realtà economica americana è diametralmente diversa da quella italiana e che, quindi, noi non abbiamo così facilmente delle escursioni dal successo alla disperazione, però è un bell’esempio quello descritto in questo articolo ed ho pensato possa essere per tutti di stimolo.
Siate Curiosi, Siate Folli di Steve Jobs
Voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è su una cosa che io chiamo ‘unire i puntini’ di una vita. Quand’ero ragazzo, ho abbandonato l’università , il Reed College, dopo il primo semestre. Ho continuato a seguire alcuni corsi informalmente per un altro anno e mezzo, poi me ne sono andato del tutto. Perché l’ho fatto? è iniziato tutto prima che nascessi. La mia mamma biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata e quando rimase incinta decise di darmi in adozione. Voleva assolutamente che io fossi adottato da una coppia di laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare sin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però, quando arrivai io, questa coppia - all’ultimo minuto - disse che voleva adottare una femmina. Così, quelli che poi sarebbero diventati i miei genitori adottivi, e che erano al secondo posto nella lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?”. Loro risposero: “Certamente!”. Più tardi la mia mamma biologica scoprì che questa coppia non era laureata: la donna non aveva mai finito il college e l’uomo non si era nemmeno diplomato al liceo. Allora la mia mamma biologica si rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Questo è stato l’inizio della mia vita.
Così, come stabilito, parecchi anni dopo, nel 1972, andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno troppo costoso, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi non riuscivo a trovarci nessuna vera opportunità . Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là , che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta una vita.
Così decisi di mollare e di avere fiducia, che tutto sarebbe andato bene lo stesso.
Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso in vita mia.
Nel momento in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a entrare nelle classi che trovavo più interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca-Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e potermi comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio degli Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all’epoca offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri con e senza le ‘grazie’, capii la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era bello, ma anche artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute. Se non avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità . Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente, all’epoca in cui ero al college era impossibile per me ‘unire i puntini’ guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.
Insomma, non è possibile ‘unire i puntini’ guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e, invece, ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita
Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple è diventata - da quell’aziendina con due ragazzi in un garage che era all’inizio - una compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila dipendenti.
Nel 1985 - io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione, il Macintosh - sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose erano andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il consiglio di amministrazione si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era saltato e io ero completamente devastato.
Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.
Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, ‘Toy Story’, e adesso è lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono tornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Mia moglie Laurene e io abbiamo una splendida famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. è stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.
Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.
La terza storia è a proposito della morte.
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, un giorno avrai sicuramente ragione”. Mi colpì molto e da allora, negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.
Ricordarmi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità , tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c’è ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la Tac alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Prima non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile, che sarei morto entro i prossimi tre, al massimo sei mesi. Quindi sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi di poter dire loro in dieci anni. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi addio.
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini, per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso, per fortuna, sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche l’unica per qualche decennio. Essendoci passato attraverso, adesso posso parlarvi con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte per me era solo un concetto astratto
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso, in realtà non vogliono morire per andarci. Ma la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. è l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo.
Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero un ragazzo, c’era un giornale incredibile che si chiamava ‘The Whole Earth Catalog’, praticamente una delle bibbie della mia generazione. è stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci aveva messo dentro tutto il suo tocco poetico. è stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine per scrivere, forbici e foto Polaroid. è stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di ‘The Whole Earth Catalog’ e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono l’ultimo numero. Era più o meno la metà degli anni Settanta. Nell’ultima pagina di quel numero finale c’era la fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: ‘Stay Hungry. Stay Foolish’, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish: io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish.
traduzione di Antonio Dini
Oggi, Nebbia
Nebbia in Valpadana
come una sottana
sotto tanti affari
calmi gli altri mari
Nebbia in Valpadana
sposta la sottana
un po’ di posto
anche per me
Nebbia in Valpadana
togli sta sottana
voglio far l’amor con te
Sara’ un bel souvenir - Luciano Ligabue
Non va proprio liscia,
non e’ cosi’ liscia
per noi che chiediamo che or’e',
e c’e’ un’altra strada
e c’e’ un’altra luna
e un altro bar che chiude
e un’altra volgia di fortuna.
E allora, bambina,
c’e’ poco da dire
se non che mi troverai qua:
cambiato per niente, ma neanche scontento,
fottuto dal dovere pensare di dover avere.
Ma ci sara’ un souvenir
che ci riportera’ solo certi momenti.
E sara’ un bel souvenir
una fotografia, una canzone fra i denti.
Ma ci sara’ un souvenir
che ci commuovera’ fino a farci contenti.
Tieniti il tuo souvenir
da mettere via poi ridicendoti “avanti”.
Se tutto va in fretta
saro’ una saetta
e tu lo sarai insieme a me
peccato soltanto che ci sara’ il tempo
in cui dovremo dire
“adesso e’ giusto riposare”.
Ma ci sara’ un souvenir
che ci riportera’ solo certi momenti.
E sara’ un bel souvenir
una fotografia, una canzone fra i denti.
Un souvenir formato Tir
a 120 all’ora
arriva per spazzarti via
qualsiasi altra cosa.
Sara’ un bel souvenir il nostro souvenir
sara’ di quasi tutti i colori.
Sara’ un bel souvenir, sara’ lo specchio di
riflessi chiari e riflessi scuri
Metafora del contadino
Vediamo, andiamo con ordine.
Stamattina ho rotto il mio unico vero grande regalo di natale… certo che sti cinesi le cose le fanno davvero con il culo!
Quindi, niente regalo… ed ho pure paura che la garanzia sia saltata, quindi, niente regalo tout court.
Oggi giornata, già iniziata con il piede sbagliato… finita forse peggio, perché finita con un filo di depressione.
E’ brutto il giorno di natale perché ti accorgi che a seminare poco, raccogli poco ed a seminare male, non raccogli nulla.
Non sono mai stato un bravo contadino, ma durante l’anno, le pioggie, il freddo dell’inverno, il calore dell’estate, il vento mi fanno distrarre. Credo che l’erba ed i rami significhino che i miei campi siano in fiore, ed invece è solo gramigna.
Non mi rendo conto di quanto i miei campi siano poveri, di quanto il sole sia sempre troppo pallido o troppo rovente per far crescere qualcosa.
Il giorno di natale è più facile notare la penuria, persino gli orti più vicini, quelli che confinano con la casa stanno meglio quando sono innaffiati da altre mani, per non parlare di quei campi lontani, che attraverso solo poche volte all’anno e mi accorgo ogni anno che passa che non sono più miei… che sia solo una convenzione, un’abitudne quella di dire che abbiano qualcosa a che fare con me.
Fuori di metafora, è brutto recriminare sulle felicità altrui, però è anche duro passare giorni di festa lontano da chi ami ed accorgerti che sta molto meglio lì di come avrebbe potuto stare con te, e che ha avuto ragione ha fregarsene e partire, perché così è felice ed altrimenti non lo sarebbe stata.
Però, questo sentirti sconfitto, ti fa sentire debole, fiacco, solo ed hai paura che legare a te una persona sia più una punizione per lei che un dono, che come ritenevi qualche anno fa, sei destinato alla solitudine, perché c’è chi nasce bravo contadino e chi della vita non c’ha capito un cazzo.
Così i progetti sfumano, le fantasie s’ingolfano, rimane solo la tua solitudine ed un letto troppo grande da scaldare da solo.
Buon natale Goldmund!
Sulla Mia Strada (Liga)
C’è chi mi vuole come vuole
un po’ più santo
più criminale
e un po’ più nuovo
un po’ più uguale
mi vuole come vuole
c’è chi mi vuole per cliente
chi non mi vuole
mai per niente
e c’è chi vuole le mie scuse
che ciò che sono l’ha offeso
di un po’: te come ti vogliono?
di un po’ tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
c’è chi mi vuole più me stesso
e più profondo, più maledetto
e bravo padre e bravo a letto
c’è chi mi vuole perfetto
di un po’: te come ti vogliono?
di un po’ tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
di un po’: te come ti vogliono?
di un po’ tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada
di un po’: te come ti vogliono?
di un po’ tu come ti vuoi? tu come ti vuoi?
sono vivo abbastanza
sono vivo abbastanza
per di qua
comunque vada
sempre sulla mia strada

