Campovolo

Scritto in Musica da Goldmund100 il Settembre 12th, 2005

Quando vai al primo concerto della tua vita, dovresti accontentarti di un palazzetto dello sport o di uno stadio di provincia: dieci, al limite quindicimila persone e un gruppo di media caratura sul palco a cantare.
Per me non è stato così: a Reggio Emilia con uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, ho visto il concerto dell’anno “Ligabue - Campo Volo 2005″.
Partito da Milano dopo pranzo, è andato tutto bene fino a 2 chilometri da Reggio quando ci siamo immessi nella coda in uscita: un’oretta trascorsa in autostrada a 2 km dall’uscita di Reggio, aspettando che la coda si smaltisse pian piano da quei 4 caselli che la città offre, sono arrivato nella città che sabato 10 ha ospitato il concerto con il maggior numero di spettatori paganti di tutti i tempi in Europa: 200.000 spettatori per “Ligabue - Campovolo 2005″.
Erano giorni che sentivo persone di tutta Milano parlarne… e mi stupivo di quante persone avevano i biglietti ed aspettavano insieme a me il fatidico giorno ma non immaginavo che fossero così tante duecentomila persone.
Vi giuro che sono davvero tante, quando sono tutte intorno a te.
Arrivati a Reggio abbiamo avuto l’accoglienza che le persone di quella terra sanno dare: indicazioni, libricini, consigli, mai una protesta per la sporcizia, la maleducazione che tanti usano avere quando si trovano in mezzo ad una folla che li “protegge”.
Reggio Emilia non è una piccola città ma immagino che sia stato duro per lei sopportare un’invasione simile… di centinaia di migliaia di persone… ma non posso lamentarmi: niente di confrontabile agli ingorghi che si provano vicino a casa mia quando un giorno sì ed uno anche c’è una partita allo stadio Meazza o un evento fieristico.
Ho parcheggiato allo stadio dei Gigli e dopo una mezz’oretta a piedi sotto il sole siamo arrivati alla festa dell’unità di Reggio, pronti per entrare nel campo volo.
Dopo aver visitato lo stand del Corriere della Sera, per ritirare le tanto agogniate magliette, vinte con il concorso “Un giorno da Liga”…le abbiamo indossate e siamo entrati nel recinto.
Era praticamente impossibile muoversi, scene da rifugiati: gente sdraiata dappertutto che dormiva… fango… ma anche tanti sorrisi, cori, balli, giochi e un sabato sera ad aspettare il concerto, mentre il sole tramontava dietro le transenne di ferro che recintavano il campo.
Bennato, Elisa e poi… quando il cielo si è spento e si è riempito di stelle… il Liga.
Ha iniziato con il suo nuovo singolo che io e la mia ragazza, malati del Liga, avevamo imparato a memoria durante questi pochi giorni dalla sua uscita.
Noi eravamo in fondo… lontanissimi dal palco dove Ligabue si esibiva, a pochi metri dal palco Vintage.
Per darvi un idea delle dimensioni, potrei dire che molti vicino a me si sono lamentati per il fatto che “Ligabue cantava in Playback”… la voce arrivava 1, forse 2 secondi dopo le immagini del suo volto che pronunciava le parole delle canzoni che tutti noi sappiamo fin troppo bene a memoria, dando la brutta sensazione che stesse cantando sfalsato e, le primissime canzoni, forse per un fastidiosissimo vento contrario, ci arrivavano così affievolite nel suono che spesso partivano cori di inguirie e fischi per la scarsa qualità audio.
Ci era stato detto che saremmo stati travolti da migliaia di watt e ci trovavamo con questa musichetta che qualsiasi impianto di casa può superare in potenza, senza problemi.
Non sapevamo che il Liga le prime canzoni le ha fatte con la voce un pò spezzata dall’emozione, non pensavamo che il suono impiega del tempo a viaggiare nell’aria e che sulle grandi distanze si affievolisce tremendamente.
Quando la protesta ha raggiunto il suo apice, durante i canti gregoriani che anticipano la canzone “Libera nos a malo” di cui noi non abbiamo percepito nulla se non un bisbiglio, la sorpresa… il palco alle nostre spalle si è acceso ed in pochi secondi, è esploso di musica e, ad una distanza minima da noi ha iniziato a cantare con un grande intensità Ligabue.
Quel puntino all’orizzonte che vedevamo solo nei maxischermi, si era materializzato lì in mezzo a noi… a qualche decina di metri.
Che dire dell’emozione, inutile ripetere tutte le parole abusate, per me è stato unico…ha cantato le sue prime canzoni, quelle più ripetute, più conosciute, più amate sono state sciorinate una dopo l’altra a pochi metri da noi con tutta la potenza dei suoi amplificatori.
Le persone che avevano già cominciato a fare cori di “Alba Chiara” (canzone di Vasco Rossi, chiacchierato nemico del Liga) per lamentarsi contro l’organizzazione scadente e che non finivano più di fischiare, da un momento all’altro hanno cominciato a cantare a squarciagola entusiasti, a ballare ad applaudire all’inizio, durante, alla fine delle canzoni.
Una, due, cinque… non so quante canzoni abbia fatto dei suoi primi 2 album accompagnato da “I Clandestino” la sua band degli esordi lì in mezzo a noi.
Ogni canzone che cantava eravamo felici perchè per altri 5 minuti era “nostro” e non dei pazzi che per accaparrarsi un posto davanti al palco principale si erano posizionati davanti agli ingressi del campo da un paio di giorni.
Poi è tornato al palco principale ma i watt sono considerevolmente aumentati, sentivamo bene, eravamo così presi dal concerto che stavamo a testa all’insù come dei bambini in un parco di divertimenti: i fuochi d’artificio, gli assoli di violino, chitarra, basso e pianoforte… la sua voce!.
Tre ore di musica con quel cantante che amiamo, che ascoltiamo da sempre… ogni volta che vogliamo darci la carica, che ci sentiamo giù, che vogliamo pensare o smetterla per un pò di pensare.
Tre ore di musica fra duecentomila persone che condividevano con noi questo passato di passione per il Liga ed improvvisamente nel nostro stomaco ci siamo sentiti un pò meno soli.