Commodore 64
Scena: “Cena di lavoro, tutti a raccontarsi le esperienze di vita come vecchi capitani di mare… iniziando con le donne, quindi i luoghi visitati, poi le prime esperienze nerd, quindi i linguaggi di programmazione ma come si è finiti? A raccontarci del commodore, dell’emozione della duplicazione delle musicassette con le piastre dello stereo… tutti emozionati a pensare “che tempi”
Ed allora visto che il commodore rulez in lungo ed in largo, Vai con la musica
Commodore 64 vs. PC
Anno di pubblicazione: 1982
Memoria: 64 Kb
ROM: 20 Kb
Microprocessore: 6510 A
Risoluzione: 320×200
Tastiera: type writer
Suono: nove ottave
Lui non aveva super processori
Soltanto 16 colori
Non lo capivano i genitori
Lo sconsigliavano i professori
Lo attaccavi al televisore e ore e ore
A caricare giochi dal registratore
La grafica mancava di definizione
Ma la sostituiva l’immaginazione
La tua adolescenza con solo un joystick
Ma nessuno scooter andrà più veloce di quella BMX
Il Commodore 64 rompe il culo al Pc
Il Commodore 64 è più di Xp o Osx
Col Commodore 64 ora ci giocano gli dei
E il Commodore 64 si è inculato anche la play
Si, anche la play
Sembrava non potere fare niente
Con 39 kbytes per utente
Invece ne hanno fatti a milioni
Sparatutto, avventure, platform e simulazioni
Un solo chip sonoro
Ma lo potevi anche suonare
E poco prima di morire
Iniziava anche a parlare
Il Commodore 64 rompe il culo al Pc
Il Commodore 64 è più di Xp o Osx
Col Commodore 64 ora ci giocano gli dei
E il Commodore 64 si è inculato anche la play
Si, anche la play
Laurea e c’è un pò di sole
Avete presente quando durante il telefilm Scrubs, c’è il momento della riflessione? Quando si riassume la vita, le cose davvero importanti e si scopre che il mondo non è poi così brutto come spesso ci sembra essere?
Ecco, oggi per me è stata una giornata di gioia, non divertimento, attenzione, ma gioia.
Mi sono laureato (101/110), va bene, però, se devo dire la verità non ero troppo legato a questo avvenimento, era, più che altro la gioia di finire un percorso che aveva oramai dato quello che doveva darmi ed aveva perso qualsiasi stimolo nei miei riguardi.
Oggi è stato un giorno speciale perché tante persone mi hanno dimostrato il loro amore, perché mi sono sorpreso a leggere parole di affetto da tantissimi che, oltre a farmi tanto piacere, mi hanno anche, e diciamolo, emozionato.
Mi è capitato di sentire parole d’affetto da parte dei genitori della mia ragazza che hanno riconosciuto davanti a tutti il fatto che sono come un figlio per loro, ho ricevuto gli auguri telefonici da un’amica esuberante e divertente come solo nei miei pensieri più positivi di anni fa mi succedeva di ricordarla, ho letto parole di affetto da un compagno di università che mi hanno gratificato e riempito di esuberanza.
E poi ancora, ricordo con affetto una persona molto speciale che mi ha detto che mi considera come un fratello per lui… una persona che ho sempre desiderato me lo dicesse e che oggi l’ha fatto… per la mia più grande gioia.
Oggi ho visto mio padre piangere, convinto di non essere visto da nessuno, leggendo gli auguri che tutti mi hanno fatto per la mia laurea.
Insomma, se negli ultimi giorni il pessimismo aleggiava negativamente su di me, oggi mi sembra che qualcosa nel cielo si sia rischiarato, mi sembra di vedere delle prospettive nuove che mi devono far vivere meglio.
Persino scordandomi il mio computer portatile all’università ho avuto la gioia, subito dopo la paura e lo sconforto di scoprire che qualche anima onesta l’aveva consegnato in segreteria, senza approfittarsene e non turbando irrimediabilmente la mia giornata di festeggiamenti.
Concludo con il mio amore che, in carta trasparente da lettere, ha versato in quel recipiente pieno di buchi che sono io la felicità di cui lei è fonte inesauribile ed il suo entusiasmo, per l’ennesimo giorno… con la pazienza che solo l’amore può dettare.
Che dire? Siamo uno la vita dell’altra ed è bello così, nella semplicità della perfezione di questo miracolo che stiamo vivendo.
Non rimane che ammettere quanto la gioia sia giustificata: le persone che mi vogliono bene mi hanno dimostrato con le loro parole che esistere non è sinonimo di vivere e che vivere vuol dire farlo vicino a coloro che ci tengono a noi,
